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PREGIUDIZIO e FAMILIARITA'. Gli strumenti dell'inganno

Ti è mai capitato di ritrovarti nel bel mezzo di un grande cambiamento cercato o arrivato tuo malgrado che nel giro di poco tempo

stravolge il tuo aspetto e le tue convinzioni?

E quelle che erano appendici della tua giornata diventano priorità?

Cambi taglio di capelli, le lenzuola regalate dalla bisnonna iniziano a farti orrore, ti accorgi di talenti e facoltà che non credevi di avere e che nessuno immaginava fossero possibili per te: magari inizi a sospettare di avere una vivida intelligenza e acutezza, di emanare affetto, di possedere una sana curiosità, assolutamente, per molti esseri umani. Una vena ironica, una sensualità unica, la voglia di dipendenza o di spietato egoismo.

Ecco.

E ti capita nel bel mezzo di questa rivoluzione personale, di incontrare vecchi amici, collaboratori, parenti. Persone che pensano di parlare con quella/quello di una volta: con la tua vecchia maschera.

E nonostante tutto, intorno a te, parli del tuo nuovo TE ( gli occhi, le espressioni che usi, il contesto, i progetti che proponi, il tuo calore corporeo) succede una cosa strana.

Quelli non si accorgono del cambiamento.

Cioè, se ne accorgono, ma non sanno spiegarlo, non possono ammetterlo e pur di non far crollare l’idea che hanno di te, ecco che ti fanno una battuta di cattivo gusto o ti dicono delle cose che ti fanno fare un salto nel passato.

Tu ci rimani malissimo (ormai hai abbandonato la tua maschera da vittima accondiscendente: ti accorgi di certi lapsus!) ma tu non riesci neppure a prendertela più di tanto: capisci infatti che è un problema loro, non tuo. Le loro parole i loro atteggiamenti sembrano dirti “tu appartieni a quell’ovile in cui ti abbiamo lasciato anni fa” . “Quello eri, quello rimani”. “Povero eri, pezzente resti”. Perché il mondo va così. E tu non PUOI essere l’eccezione.

​​Ma l' incapacità di cambiare non è forse negli occhi di chi la sostiene? In Italia, tanti sono bravissimi a NON scommettere su quello che ha futuro, capacità, valore e possibilità di crescita. Bravissimi a far tacere (in sé stessi e negli altri) tutto il nuovo che timidamente cerca di guadagnarsi un posto nel mondo. E' forse, questo, il paese dei coraggiosi, degli investitori, dei mecenati che sanno guidare, proteggere, e che vedono oltre, oppure il paese di chi urla e sgomita e si conquista un posto - spesso - senza meriti?

Avremmo questa fuga di cervelli? Avremmo questa classe dirigente? Avremmo queste università di burocrati? Avremmo tanti miti statunitensi? Accetteremmo che una blogger qualsiasi parlasse ancora dell'Italia in maniera così stereotipata e irritante, se ciò non fosse, ancora, in qualche modo, "vero"?

Accetteremmo di restare in questo limbo così a lungo?


Noto, sempre più frequentemente, che molti preferiscono sopprimere tutto quello che non rientra nel mondo conosciuto (approvato dalla maggioranza in cui ci si riconosce) e in modelli di comportamento consolidati (che danno una certa idea di controllo e potere su cose e persone).

Cambiare è complicato. Accettare il cambiamento è durissimo…e questo può succedere molto più spesso di quanto sospettiamo.

E’ come vedere che quella che ti piace tantissimo, da tempo, oggi è innamorata di un altro e tu fai finta che l’altro non esista. Parli con lei, “giochi” con lei, diventi inopportuno non perché hai bisogno di quella persona ma perché non vuoi ammettere la sua unione. Diventa una sfida, cieca e sorda…con chi?

Non ammettendolo non vedi però ciò che cambia è un’opportunità, per te. E per tutti.

Insomma avere familiarità con i propri problemi è importante; le conferme a un vecchio modo di pensare danno sicurezza e identità.

Ma avvicinano a quello che già sanno e sai di te, non a quello che potrebbero e potresti scoprire di te. La funzione “intuito”, “ valutazione oggettiva di cambiamenti fisici e caratteriali, non viene considerata .

Il nostro atteggiamento nei confronti di una cosa è influenzato

dal numero di volte che vi siamo stati esposti in passato.

La familiarità con qualcosa, ce la rende simpatica.

La familiarità, non il valore intrinseco.


Perché? perché siamo stupidi? superficiali?

non abbiamo tempo? non ci interessano i cambiamenti?

No, tanti sono gli studi americani che sottolineano questo aspetto e continueremo, magari a parlarne la prossima puntata.

Ma intanto, definiamo il pregiudizio.

Secondo la Treccani il pregiudizio è un’ opinione concepita sulla base di convinzioni personali e generali, senza conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, spesso superstiziosa o senza fondamento.

Avere un pregiudizio è come preferire un’angusta prigione per non metterti alla prova con le costrizioni del mondo intero.

Paradossale e sensato, in qualche modo.​​

Pregiudizio è fare una bella figura con te stesso, darti delle arie. Sentirti parte di qualcosa, che ahimè, non c’è.

E’ sinonimo di fanatismo.



Altra cosa sono gli stereotipi: “Modelli convenzionali di atteggiamento, di discorso, opinioni precostituite, generalizzate e semplicistiche, che non si fonda cioè sulla valutazione personale dei singoli casi ma si ripete meccanicamente, su persone o avvenimenti e situazioni”. Insomma, il cliché.



In teatro è cosa buona conoscere il cliché.

(Se lo conosci lo eviti o lo usi con intelligenza)

Non è una buona cosa, invece usare il pregiudizio.

La soluzione è sempre una: più conosci, più studi, più ti apri al dubbio e al possibile, più ti fidi del tuo intuito. Più ri-conosci le tue maschere e quelle altrui, più ti allontani dalla convinzione. Più impari a riconoscere i modelli convenzionali di comportamento, e sai scovarli, più inizi a pensarla come un vero attore.

Post dictum:


Se un "amico" ti ha fatto del male in passato, se sai che vuole fregarti e sospetti di ogni sua proposta non significa necessariamente che hai un pregiudizio su di lui. Significa magari che la seconda opportunità che gli darai dovrà ben conquistarsela. Certo, secondo la teoria della persuasione, basterebbe aumentare la quantità di contatti con una persona per farcela risultare simpatica e degna di fiducia. La persona in questione potrebbe adottare con te questo tipo di atteggiamento, diciamo, conciliante.

Ti auguro a quel punto un'attenta valutazione:.

il cliché della vittima e l'auto-inganno

sono pur sempre

le strade più accessibili

e quindi facilmente percorse.

Da - quasi - ogni essere umano.


Alla prossima!

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