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PENSIERI ALIENI. La violenza del cambiamento.

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Gli eventi accaduti in Catalogna e quelli a cui ho partecipato nell’ultimo fine settimana, mi hanno traghettata all'articolo di oggi.

Sono stata infatti ad un evento in cui con Stefano Bollani, Mauro Biglino, Anne Givaudan e Igor Sibaldi dialogavano sugli extra terrestri e le manipolazioni di chi detiene la verità, mentre in televisione scorrevano atti di violenza a seguito di un referendum per l’indipendenza Catalana.

 

E qual’è stata la costante e il filo conduttore di tutto questo?​​

 

 

L’integrazione di mondi, di esperienze e visioni.

D’altra parte ALIENO viene dal latino alienus , "che appartiene ad altri" e dall’aggettivo alias, "che è differente". La radice -al significa "che è al di là".

Quindi affrontare il problema dell'integrazione di tutto quello che è altro da noi in noi (persone, opinioni ed esperienze), mi è sembrato calzante.

 

 

 

 

 

​Mauro Biglino (teologo) spiega da anni che la traduzione letteraria della Bibbia è molto diversa da quello che la Chiesa vuole farci credere. Anne Givaudan scrittrice esperta in viaggi astrali ha raccontato la sua personale esperienza in viaggi interstellari. 

 

 

 

​Stefano Bollani (compositore e musicista) ha cercato con ironia e intelligenza di conciliare le tematiche affrontate con la musica.

E Igor Sibaldi (linguista, filosofo e scrittore) ha sottolineato la straordinarietà dell’atto creativo che ognuno di noi fa ogni volta che raccontiamo la nostra verità. 

Ogni singolo intervento serviva esclusivamente per aprire nuove prospettive. Tutto è filato liscio. Il lavoro avremmo dovuto farlo noi che ascoltavamo? Forse sì. E magari raggiungere la stessa autonomia di pensiero che hanno conquistato i relatori prima di concedersi il lusso di parlare ad una platea di 500 persone.

 

 

​​In sintesi la tendenza degli ultimi anni è cercare di conciliare dentro di noi ruoli, credenze, necessità e desideri spesso contraddittori un mondo che cambia in continuazione, al ritmo dei nuovi cellulari sul mercato.

Ma come facciamo ad avere la disponibilità psichica per star dietro a tutto questo e non sentirsi esclusi dal tavolo da gioco dell’esistenza? 

E poi, conciliare i diversi aspetti della nostra personalità (e quindi metterli insieme) significa davvero integrarli (renderli interi, non vederne più le parti)?

Si può infatti interpretare di mattina ruolo del padre di famiglia e la sera quello dell’adolescente in cerca di esperienze nuove, ma dare un nome ad una terza forma che le integri entrambe e renderla accettabile a se stessi è un atto decisamente creativo.

 

Per me il vero progresso sta nell’essenza del cambiamento.

Nella sua essenza c'è sempre un atto violento. O di forzatura.

 

Alcuni hanno bisogno di esperienze scioccanti, altri semplicemente di scossoni psichici. Ed ho preso ad esempio la Catalogna che le racchiudeva entrambe. Il messaggio è arrivato chiaro: abbiamo visto cittadini che non hanno avuto paura di esercitare ciò che riconoscevano come loro diritto, anziani che hanno pensato di dare un futuro ai propri nipoti, giovani che non si sono fermati di fronte a minacce: insomma donne e uomini vittime e promotrici, allo stesso tempo, di una volontà collettiva.

 

Da quanto tempo volevano l’indipendenza e come hanno deciso di ottenerla? A che prezzo?

Da quanto tempo noi vogliamo qualcosa e come abbiamo deciso di ottenerlo? a che prezzo?

 

 

 

Al di là della giustizia e legittimità di un gesto, c’è una strategia che viene messa in atto quando vogliamo ottenere qualcosa che per noi è importante:

le azioni che si intraprendono sono sempre efficaci e rapide

solo se sostenute da un vero BISOGNO

Poco importa che sia indotto, l’importante è che sia ben percepito. Che venga dal popolo o dai politici che hanno manipolato informazioni poco importa.

Vale la pena che l’AZIONE,

il fare e il FAR ACCADERE le cose,

sia in cima alle nostre priorità.

E, guarda caso, è esattamente la cosa più importante che viene richiesta ad un attore quando affronta un personaggio.

E quali sono, come anche in teatro, gli obiettivi da raggiungere per rendere qualcosa incisivo, utile e degno di essere ascoltato?

 

 

​​Conflitto di bisogni,

rapidità di azione,

emozioni forti,

cambiamento evidente,

suspance prima dell’esito finale,

analisi più o meno dettagliate di ciò che è avvenuto e di ciò che ha portato a determinate scelte.

Veniamo trascinati e risvegliati da storie avvincenti, storie in cui qualcuno fa accadere qualcosa che diventa esempio e speranza per la nostra personale evoluzione. Solo allora possibile che una nostra idea diventi realizzabile.

Poco importa se il messaggio che ci “ridesta” sia più o meno manipolato da registi o da politici, da studiosi o da giornalisti: l’importante, ripeto, è che qualcosa succeda e da quel qualcosa si tragga un insegnamento. O un vantaggio. O un’esperienza estetica. E’ un pensiero assolutamente amorale. Lo so. 

C’è bisogno per forza di un conflitto e di un nemico,

della messa in campo di talenti e idee che superi ciò che già esiste?  Sì

C’è bisogno di un coinvolgimento a tutti i livelli? Sì

C’è proprio bisogno di atti esemplari di coraggio che vincono la paura ? Sì

C’è bisogno di qualcuno che te li spieghi? Spesso. Soprattutto quando si perde la capacità e l’abilità di vedere le cose da diversi punti di vista.

 

La qualità di questa violenza che accade in noi o intorno a noi è commisurata a quanto siamo rapidi ad accorgerci di quanto è GRANDE il nostro bisogno.

Prima lo capisci,

meno saranno i cocci da raccogliere.

​Quindi sì.

Il cambiamento è un atto

o un pensiero che vìola

o forza una condizione stagnante.

E’ qualcosa che si nutre di sorpresa e meraviglia.

E’ un concentrato di esperienze che hanno bisogno di uscire e prendere un’altra forma.

Che qualcuno te lo mostri con diplomazia e grazia

o tu lo colga da ciò che guardi nella cronaca poco importa.​

Nei tuoi talenti e nella tua mente c’è il segreto della sua efficacia, la sua ragion d’essere.

Basta accorgersi che tu hai la voglia di far accadere le cose.

Star lì a guardare è solo il primo passo.

Sali sul palcoscenico e decidi tu che storia condividere con gli altri.

O che storia iniziare per conto tuo.

 

 

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