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Come SUPERARE LIMITI stando seduti per un po'. Parte II

Nel blog precedente abbiamo parlato dei superpoteri e del fatto che nel teatro ci sia la possibilità di viverli in un modo tutto particolare.

Qui parliamo di come in teatro si superino le barriere dello dello spazio e del tempo.

Spazio e tempo sono categorie mentali: si contraggono e si dilatano a seconda degli stati d’animo, dell’età e dello sviluppo personale. Stare con una persona amata fa contrarre la tua percezione del tempo, aspettare qualcuno che è in ritardo rende lo scorrere dei minuti insopportabile e lunghissimo.


Ma il tempo e lo spazio che si vive a teatro, è speciale. I drammaturghi possono far durare il dubbio di un personaggio per ore, e far raccontare in due parole lo scorrere di anni. E tutti possono vivere quell’esperienza contemporaneamente. Perché la cosa più importante a teatro è mettere i riflettori su una domanda universale e dare una possibile lettura. Questo rende tutti - pubblico attori registi - più sensibili e motivati e trasforma un’ esperienza condivisa in qualcosa di speciale. È per questo che, la maggior parte delle volte, in teatro vengono rappresentate storie esemplari e degne di essere raccontate; ma il modo di portare avanti il racconto non è stato sempre così libero.

Per secoli si aderì al canone Aristotelico che definiva quali regole una narrazione dovesse rispettare. Chi scriveva e metteva in scena doveva infatti farlo seguendo tre unità:


​​Unità di luogo - la pièce doveva necessariamente svolgersi in un luogo solo, Non c’erano “cambi di scena”.

Unità di tempo - l’azione doveva svolgersi in un'unica giornata dall'alba al tramonto e coincidere con il tempo della narrazione.

Unità di azione - il dramma doveva comprendere un'unica azione: erano quindi escluse trame secondarie o gli sviluppi successivi della stessa vicenda.


Fu Shakespeare il primo rompere le regole.

Il focus dell’azione dei suoi personaggi si sposta rapidamente da una parte all’altra del globo:

una specie di montaggio cinematografico fatto in teatro

in cui gli scenografi hanno sempre un bel da fare. Nelle sue opere

molte vicende si svolgono in contemporanea o altre dopo giorni

e non si focalizza solo sui protagonisti della vicenda dando spazio alle storie secondarie.


Manipolando tempo e spazio, Shakespeare riesce a gestire con estrema sapienza gli stati mentali. Con le parole trascina lo spettatore dentro le vicende, attraverso i secoli, e lontano verso il futuro. Con astuzia trascina emotivamente lo spettatore dentro il vortice dell’immaginazione; gli attori che interpretano le sue opere devono vivere quegli sbalzi come fosse assolutamente normale e facile: così facendo facile diventa anche per lo spettatore entrare in quel mondo di rara bellezza.

Pensiamo all’Amleto, la tragedia del principe di Danimarca. Il personaggio/Amleto passa dalla notte in cui incontra il fantasma del padre, morto qualche mese prima, al momento in cui si ritrova ad accusare la madre di essere stata una patetica vittima delle lusinghe di un altro uomo…e tutto nel giro di pochi minuti. E parallelamente, l’attore che lo interpreta passa in pochi minuti da uno stato di depressione alla risolutezza dell’azione, dopo aver ottenuto un ordine superiore che non ammette repliche.


E se quel fantasma non fosse il padre

ma la sua voglia di diventare adulto che prende le fattezze di qualcosa di irraggiungibile?

che magnifica occasione di riflessone per tutti noi che stiamo a guardare!

Che succederebbe se attraverso un’opera come l’Amleto

tutti noi trovassimo la scintilla

per risolvere una serie di fantasmi che ci bloccano?

Beh, se fossimo COSTRETTI e abituati a trovare una soluzione che chiede TUTTE le nostre risorse IN OGNI MOMENTO…come fa un autore con i suoi personaggi…diventeremmo tutti supereroi.

Senza dubbio.

Un supereroe non è forse chiamato ad agire al di là dei limiti fisici, temporali e mentali?

Ogni regista, autore e attore sa che sotto ogni azione umana un futuro eccezionale, aspetta di venir percepito. Bisognerebbe solo abituarsi a rendere questo potenziale manifesto, trovare soluzioni creative più frequenti e accorgersi dei suggerimenti di eccezionalità che ci arrivano dalla nostra immaginazione o da quella altrui.


Vi auguro di provare l’ebrezza di averli questi superpoteri. E allora, altro che muri…



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