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La TRAPPOLA delle tradizioni. Quando si fa così e basta.

Siamo alle porte dell’appuntamento più atteso,

temuto e commercializzato dell’anno: il Natale.


Il web cavalca l’onda regalandoci offerte molto poco convenienti, promettendo spedizioni all’ultimo minuto, riempendo messaggi di gif colorate. Trenitalia si prepara a trasportare orde di fuorisede nelle case d’originale, lo Spelacchio di Piazza Venezia verrà prima o poi sostituito, e i supermercati vengono riempiti con la speranza di essere presi d’assalto. Insomma ogni anno più o meno il solito copione, e a quanto pare piace così.



Rientrare in contatto con quello che sentiamo essere un’espressione delle nostre radici, ci fa da una parte riallineare a noi stessi, e da una parte renderci conto di ciò in cui…forse è il caso smetterla di rispecchiarci.


In teatro, dove è sempre “festa”, e non si è mai in vacanza, si continua a riflettere e far riflettere. E si assiste, forse più che in altri giorni, a una lunga trafila di quelli che i teatranti amano chiamare CLICHÈ, alias “gli strumenti per far ridere”o “ tutto ciò che c’è da infrangere e da superare”.

Cliché è una parola onomatopeica, dal francese, che in origine stava ad indicare il rumore della matrice di stampa mentre cade sul metallo in fusione, fin dal 1837.


Poi, verso la fine del 1800 assume il significato di STEREOTIPO.

Anche quello è un termine tipografico, e indica una “opinione precostituita e generalizzata su persone, gruppi o situazioni”.

Stereotipo è il mafioso con la coppola,

il milanese industriale

e il Natale con la neve.


Certi generi sono costruiti su stereotipi, ad esempio la commedia all’italiana che si basa su caratteri e situazioni tipiche. Gli stereotipi evolvono nel tempo, ma hanno la caratteristica di essere sempre condivisi dalla maggioranza.


Noi siamo un pò il metallo in fusione e la carta su cui possiamo scrivere qualsiasi cosa. Perché bisogna farci stereotipare quando possiamo fare quello che vogliamo?

Lo sappiamo che non conviene.

Nel mercante di Venezia di Shakespeare, Shylock è lo stereotipo del mercante ebreo avaro e viene incastrato e battuto proprio perché non sa uscire dallo stereotipo. Capita regolarmente anche a noi, perché allora cediamo e ci arrendiamo ai clichè?


Per senso di colpa che è la paura di essere diversi.

Fare cose fuori dal coro che ci allontanano e ci escludono.

Per esempio a Natale vorremmo riposare, da soli, a casa. Non possiamo.

Vorremmo vedere i nostri amici, sono tutti dai parenti.

Vorremmo viaggiare zaino in spalla, no, ci aspetta la lasagna della mamma a casa.

Vorremmo continuare la dieta che con fatica abbiamo iniziato. E’ escluso.


Prendiamo un famoso caso natalizio. Il canto il "Canto di Natale" di Dickens del 1843. Scrooge è un diverso, tutti a Natale fanno festa e lui no.

Potrebbe fare quello che gli pare ma lo spirito del Natale lo tormenta fino a quando lui non cambia e diventa come tutti gli altri.

Lo spirito del Natale non attacca allo stesso modo anche noi?

Ci fa vedere che il Natale ci vuole tutti buoni in famiglia, ma non ci fa commuovere, ci fa sentire in colpa e perciò ci fa correre a comprare i regali.


La magia del natale che abbiamo conosciuto nell’infanzia potremmo riprovarla solo ridiventando bambini e quindi uscendo dai sensi di colpa.


Insomma lo stereotipo è utile solo viene inteso come una sfida.


E la sfida è. Che regalo ti vuoi fare quest’anno…davvero?



Il capolavoro della nostra quotidianità starebbe nel COME ci superiamo, non se corrispondiamo o meno ad un “si dice” stereotipato e lontano. Se vogliamo possiamo lasciarci alle spalle il “si dice” per quanto provino a farci credere al contrario.


La prossima volta parleremo di come uomini e donne si ritrovano, proprio nei periodi di festa, di fronte al dilemma del cliché di coppia.

Non per rimarcare le differenze ma cercando di eliminarle una volta per tutte. Confondendo i ruoli o riappropriandosene, o smettendola di pensare in rosa o celeste, sceglierete voi.

Quest’introduzione, in questa prospettiva, era doverosa…

Intanto buon Natale…

e alla prossima!



Velocissima informazione, poi, per chi è a Roma: sono in scena con Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini regia di Massimo Popolizio, vincitore di 4 premi come miglior regia dell’anno e un premio come miglior Spettacolo Italiano. Fino al 7 gennaio al Teatro di Roma/Teatro Argentina. Se volete venire posso farvi avere delle riduzioni, basta scrivermi trovate il form da compilare su questo sito o sulla mia pagina fb.


Sarà un piacere agevolarvi e rallegrarvi le feste.



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