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L'ARTISTA: tra ieri e oggi.

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Oggi parliamo…della figura dell’artista: chi è?

Chi stabilisce se un artista

è un artista?

Cos’è cambiato oggi

rispetto al passato?

E perché un’opera d’arte diventa un’opera d’arte?

 

Sono stati spesi fiumi di inchiostro per rispondere a queste domande,

ma facciamo un breve punto della questione.

 

Sappiamo che ci sono cose che hanno valore altre no. E anche se i criteri per giudicarlo spesso ci sfuggono, noi  possiamo riconoscere la “grandezza” di un artista e della sua opera.

Altre volte, invece, non capiamo il senso di certe attribuzioni.

Ad esempio perché Michelangelo è considerato un artista tanto quanto Keith Haring (quello degli omini nelle metropolitane di New York), e Mina è un artista tanto quanto lo è Fedez, e Banksy lo è come Elena Ferrante la scrittrice di fama internazionale, che il Time definisce così  “un’artista capace di un’influenza globale esercitata sui suoi contemporanei, pur senza essersi mai presentata sotto forma corporea ed esprimendo la propria soggettività esclusivamente attraverso la parola scritta”.

 

Interessante a questo proposito che il Time sottolinei due soli  aspetti:

1. Influenza globale della scrittrice

2. originalità nel modo di presentarsi al grande pubblico

Non si fa accenno alle storie, allo stile, al contenuto.

Si parla di intrattenimento non di patrimonio culturale, di arricchimento. Non si parla di “cambiamento”, alternativa, andare contro corrente… solo di consenso. 

Ma non è andata sempre così.

 

 

Tra PASSATO E PRESENTE.

 

  1. un tempo l’importante era il FARE: produrre una serie di opere belle, o grandiose e contro le regole stabilite dalle istituzioni del tempo.

  • Il genio non era semplicemente un artista che sapeva usare tecnica e  immaginazione: il genio riusciva ad imporsi tanto da rivoluzionare il modo di pensare e traghettare le persone verso il futuro.

  • L’artista di genio riusciva ad essere accolto dai posteri se non proprio dai suoi contemporanei proprio perché gli si riconosceva il dono di aver saputo vedere e di saper vedere oltre. Ma soprattutto creava qualcosa dal nulla, che fosse un pittore uno scultore un musicista.

  • L’arte era legata alla manifattura, al prodotto che un “artigiano”curava dall’inizio alla fine.

  • Attraverso un linguaggio simbolico, l’artista scopriva il mondo.

 

  • 2. Oggi sembra più importante DEFINIRE l'artista, il suo essere, la sua vita, i suoi gusti, le sue idee, il suo essere allo stesso tempo lontano dalla massa ma essere raggiungibile da essa quanto basta per alimentarne il mito. 

  • Mentre l’artista è al di fuori delle regole - meglio non troppo - e crea. Il resto delle persone lavora. Ci sono poi artisti che lavorano tantissimo…ma quello che fanno non viene facilmente definito lavoro dallo stato, dalla società.

  • E’ presente tra le informazioni di una pagina facebook e non nei codici delle professioni che le banche usano per calcolare la pensione.

  • Se l’artista riesce a rinnovarsi e rispondere con astuzia ad una società che richiede novità e sensazionalismi in poco tempo, bene, altrimenti cade nell’oblio.

  • Sicuramente deve diventare il simbolo lui stesso di qualcosa in cui tutti si rispecchiano.

 

Sembra che l’artista si esprima solo come forma. Il suo ruolo “formativo” non è mai messo in discussione ma non è sentito come vitale e determinante.

.

 

Prima ci voleva una vita di studio, di bottega, un protettore e tempo tradotto in acquisizione di una certa tecnica ed molta esperienza.

Ora spesso basta un’intuizione e il canale giusto…velocità di azione, occupare il proprio territorio e conoscere il linguaggio del web: fame di approvazione, desiderio di far qualcosa che il tuo pubblico non chiede, ma (si) aspetta.

L’artista geniale che sovvertiva il sistema, teorizzato il XVII/XIX secolo, oggi è chiamato ad essere un’imprenditore creativo. Il business ha “venduto i suoi codici” all’arte che sempre di più sembra avere una parte marginale nella vita di un essere umano: sembra un’optional.

 

Ma è vero che viene chiesto agli artisti di intrattenere non per far pensare ma per distrarre? E’ bene resistere a quello che sembra un prolasso culturale che sembra aver infettato gli artisti stessi?

 

La crisi è evidente e più che resistere il punto è

capire e nutrire talento che hai

al di là della richiesta che ti viene fatta.

Anche se oggi è difficile come non mai.

Stiamo assistendo ad una rivoluzione, ma non è detto che lo sia, in sostanza…

Ritengo che la caratteristica, la speranza e il punto di forza di tutti gli artisti sia

l'INSTANCABILITA'

Gli artisti nascono cercando qualcosa che non trovano,

muoiono mentre continuano a trovare ciò che da alla vita degli altri, un senso.

 

Gli artisti tolgono senso alle regole del mondo e traghettano le persone verso il futuro.

Danno forma e voce a ciò che nessuno ha il coraggio di vedere.

 

 

 

Continueremo il discorso la prossima settimana e per ora concludo questa prima parte lasciandovi con alcune parole di un’ artista a cavallo tra i secoli della manifattura e quelli della rivoluzione informatica, tra la concezione dell’artista reietto e quello integrato. 

Una che ha fatto della sua vita un capolavoro.

 

La prima parte del Manifesto di Marina Abramovich, recita così:

 

– Un artista non dovrebbe mentire a sé stesso o ad altri.
– Un artista non dovrebbe rubare le idee altrui.
– Un artista non dovrebbe compromettersi per il mercato dell'arte.
– Un artista non dovrebbe uccidere un altro uomo.
– Un artista non dovrebbe fare di sé stesso un idolo.
– Un artista dovrebbe guardarsi dentro per arrivare all'ispirazione.
– Più l'artista guarda dentro sé, più diventa tutt'uno con l'universo.
– L'artista è universo.

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